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La frequenza di rimbalzo: se la conosci la schiacci!

come abbassare la frequenza di rimbalzo

Sai perché è importante abbassare la frequenza di rimbalzo del tuo sito web il più possibile? Perché è uno dei fattori determinanti per ottenere risultati!

La frequenza di rimbalzo (o bounce rate) è il dato statistico che trovi su Google Analytics che indica la percentuale degli utenti che entra ed esce dal sito, navigando quindi solo una pagina (la pagina di ingresso e di uscita combaciano).

Sei stato bravo a portare traffico sulla pagina web, ma gli utenti scappano via subito.
<<No piace>> direbbe mio figlio di 2 anni.

Il tuo sito web ha almeno un obiettivo ben preciso (far compilare il form di richiesta informazioni, far iscrivere alla newsletter, vendere un prodotto sull’ecommerce, ecc…), ma se gli utenti non lo navigano difficilmente otterrai delle conversioni.

Vediamo quali potrebbero essere le cause:

Hai sbagliato a comprare delle keywords su Google Adwords

Esempio classico di come buttare soldi nel cestino comprando keywords troppo generiche senza seguire le intenzioni di ricerca degli utenti.

Un esempio realmente accaduto: un ecommerce acquista la query “barrette proteiche” a corrispondenza generica ottenendo come risultato una frequenza di rimbalzo del 75%.

Perché così alta? Perché gli utenti cliccavano sull’annuncio (a pagamento) ma in realtà stavano cercando informazioni per delle marche particolari che lo shop non aveva oppure cercavano un rivenditore all’ingrosso di barrette proteiche, cosa che lo shop non era.

Risultato: traffico poco qualificato, zero conversioni e soldi investiti male.

Hai sbagliato a posizionarti con alcune parole chiave

Una casa vacanze si posiziona su Google con la query “casa vacanze +località”, peccato che l’utente fosse alla ricerca di una casa da comprare, non da affittare a settimane.

Anche in questo caso l’annuncio non era chiaro e l’utente si aspettava un certo tipo di contenuti, ma è stato disatteso.

Risultato: esce immediatamente dal sito.

Il sito non ottiene fiducia

Quante volte atterriamo su un sito e pensiamo “Mmmmm….”.
Potrei farti centinaia di esempi ma preferisco analizzare le cause, che potrebbero essere:

  • colori scuri
  • fotografie poco curate, sgranate o sfocate
  • mancanza di riferimenti dell’azienda (indirizzo e numero di telefono)
  • grafica obsoleta
  • sito web non aggiornato
  • mancanza di recensioni

Un esempio che mi è capitato giusto ieri: un hotel mi ha contattato perché vuole aumentare la quantità di prenotazioni.
Vado sul sito e lo trovo così: colore nero, sulla schermata principale una bella scritta “Offerta speciale settembre” (siamo a gennaio), le fotografie delle camere scure e fatte probabilmente con il telefonino.

Non ci vuole un professionista di webmarketing per dedurre che c’è tanto lavoro da fare, non credi?

Il sito non è adattato ai dispositivi mobili

Un classico purtroppo, che ancora oggi troviamo spesso.

Nonostante da più di un anno i dati ufficiali indicano che le navigazioni da dispositivi mobili hanno superato quelle dai computer non è raro imbattersi in siti web non adattati, dove per leggere qualcosa bisogna zoommare, scrollare, tornare indietro, ecc…

Risultato: l’utente si spazientisce ed esce dal sito andando sul sito del concorrente.

Poi ci sono gli imprenditori fai-da-te che addirittura comprano traffico su Facebook (la piattaforma mobile per eccellenza) facendo atterrare l’utente sul proprio sito in-usabile da smartphone.

Il problema è che se glielo fai notare loro perseverano, ma questa è un’altra storia.

Il sito è troppo lento

A chi piace aspettare 10/15/20 secondi per l’apertura di una pagina web? A nessuno credo.

Giusto una decina di giorni fa mia moglie, appassionata di decoupage o robe simili, trova un ecommerce che potrebbe avere i prodotti che sta cercando.

Ero proprio accanto a lei sul divano quando le sento dire “Caspita com’è lento! Volevo comprare quella fustella ma è impossibile così!”.
Risultato: non ha comprato.

Puoi avere i prodotti migliori del mondo, l’assistenza clienti migliore del mondo, l’azienda più efficiente del mondo, ma se non metti il tuo cliente nelle condizioni di fare quello che tu vuoi che faccia hai un problema!

Quali vantaggi puoi ottenere riducendo la frequenza di rimbalzo?

Ormai lo hai capito: mi piace farti esempi reali proprio per dimostrarti che non è pura teoria.

Ho acquisito da poco un cliente nel settore turistico con enormi problemi di usabilità sul sito web.

La prima cosa di cui mi sono occupato è stata lavorare sulla riduzione della frequenza di rimbalzo che era stabile intorno al 70%.

Una volta risolti i vari problemi di cui abbiamo parlato prima, dall’analisi dello stesso periodo 2015/2016 la frequenza di rimbalzo è scesa al 24%, con un abbattimento quindi del 65% circa ed un aumento delle prenotazioni.

Cosa è successo? Le conversioni sono aumentate in modo naturale perché gli utenti non escono più dal sito, ma lo navigano, trovano i contenuti che stanno cercando e quindi prenotano.

Quando ti parlo di risultati intendo questo. Nel webmarketing niente è fatto a caso o tanto per fare.

Caso eccezionale

Come ogni regola ha la sua eccezione: i siti one page.

Questi siti web hanno i contenuti raccolti ed organizzati all’interno di una sola pagina, sviluppata verticalmente.

In questi casi è normale che la pagina di ingresso e quella di uscita siano la stessa, ottenendo perciò una frequenza di rimbalzo del 100%.

Per questi tipi di siti web ci sono altri aspetti da valutare come l’above the fold ed il tempo di permanenza, ma ne parleremo in un altro momento.

Conclusioni

Negli articoli precedenti ti parlato delle 4 macro-fasi del ciclo di vendita (se non le hai ancora lette le trovi qui) ed ho chiarito che tutto deve necessariamente essere fluido per raggiungere un certo obiettivo.

E’ sufficiente che ci siano problemi anche in una sola delle fasi per abbattere notevolmente i risultati e la frequenza di rimbalzo è uno dei dati da tenere sempre sotto controllo.

Importante non commettere questi errori:

  • traffico poco qualificato
  • testi, fotografie e grafica poco curate (anche l’occhio vuole la sua parte)
  • riferimenti aziendali difficili da trovare
  • sito web lento e/o non adattato ai dispositivi mobili

Adesso hai più chiaro il perché “Se conosci la frequenza di rimbalzo la schiacci!”.

Spero di averti trasmesso delle informazioni interessanti, ma vorrei saperlo da te.
Se hai piacere puoi lasciare un commento qui sotto. Alla prossima!

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